Le religioni e la guerra

Quale è il compito delle religioni in un mondo che tende ad avvitarsi nella spirale dello scontro di civiltà?
Di Don Flavio

Mi interroga la scena di Vladimir Putin in chiesa a Mosca, con il cero acceso durante la messa di Pasqua e la benedizione della Chiesa ortodossa che rafforza il consenso interno del leader russo.
Mi chiedo: se di fronte ai massacri più disumani la religione non ha nulla da dire, che senso ha una Chiesa che si dichiara fondata sul Vangelo?
La guerra è un pensiero totalitario, non ammette obiezioni, subito bollate come tradimenti. La logica bellica infatti non ha sfumature: alimentandosi dello schema binario amico-nemico e buono-cattivo, la guerra ridisegna un mondo dove non c’è più alcuna possibilità di intesa, e dove l’unica via di uscita è la vittoria del più forte. La guerra è la degenerazione di un conflitto, di una tensione tra le parti che, a un certo punto, smettono di parlarsi.

Don Flavio Saleri

Benedire la guerra vuole dire allora chiudere ogni possibilità al dialogo, al confronto, all’accettazione dell’altro, che risulta sempre il nemico da combatte¬re. Con la benedizione della guerra, religione e politica si fondono insieme. Succede allora che le religioni, consegnandosi al potere di turno, smarriscono se stesse e perdono la loro capacità di essere sale del mondo. Mentre il potere con l’appoggio delle religioni, vi trova una legittimazione insperata.
Questa è una tentazione che ritorna di continuo anche oggi, non solo nella Chiesa ortodossa, ma anche nel mondo islamico e in quello induista. E che è presente anche nel mondo occidentale, tanto in quei leader che utilizzano in modo strumentale i simboli religiosi per sostenere le proprie posizioni, quanto in coloro che in queste settimane si stracciano le vesti perché ritengono che papa Francesco debba assumere una posizione più netta a sostegno dell’Ucraina contro la Russia.

Torno alla domanda: quale è il compito delle religioni in un mondo che tende ad avvitarsi nella spirale dello scontro di civiltà? Pensiamo solo alla fatica dei rapporti tra Paesi democratici e Paesi autocratici, dove non c’è spazio al pensiero diverso del tiranno di turno.
Penso che le religioni possono svolgere un ruolo prezioso nel contrastare la radicalizzazione dello scontro. Non è a caso che nella Bibbia, la rivelazione comincia con il comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”. Il che significa: non strumenta-lizzare Dio per scopi particolari e terreni.
Confidando in un Dio che vive la nostra passione ed è pronto a farci risorgere con Lui, ha ragione s. Agostino quando dice: “Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se il Signore non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se Lui non fosse arrivato (Discorso 185,1).
E sempre Agostino, nella sua autobiografia “Le Confessioni”, così prega:” Tu Signore eri dentro e io ero fuori. Lì, Ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e io non ero con Te… Allora mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza e io respirai e ora anelo verso di Te; Ti gustai e ho fame e sete; mi toccasti e ardo dal desiderio della Tua pace”.

Con questo spirito, ha senso continuare a pregare per la Pace in Ucraina e nel mondo. Come ci insegna la liturgia: “Con la forza del tuo Spirito tu agisci o Padre nell’intimo dei cuori, perché i nemici si aprano al dialogo, gli avversari si stringano la mano e i popoli si incontrino nella concordia”.
Continuiamo a farlo.

(dal Bollettino Parrocchiale di Giugno 2022)

Pubblicato da Redazione UPR

Staff comunicazioni web dell'Unità Pastorale di Rovato.

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